Doponemm

   Dopo nemmeno centro metri, difatti, il viottolo svoltava in un secco tornante e iniziava a inerpicarsi sul fianco del colle coperto da una bassa vegetazione contorta e cespugliosa. L'ora ambigua del tramonto gettava su quel luogo e sull'arduo passaggio che lo penetrava un alito di tenebra imminente, dando ai rami ed agli esili tronchi incurvati una sensibile trepidazione, come se la natura stessa fosse in attesa di un evento ormai prossimo. I ragazzi, seppure a piedi e non in sella, avvertirono ben presto la fatica di salire per quello stretto sentiero, e tuttavia resistettero e rabbiosamente, disperatamente curvi sui manubri, continuarono per metri e metri a mordere coi piedi il solco di ciottoli e terra che gli si allungava e si alzava davanti sparendo poi nel buio della vegetazione. A un certo punto si ritrovarono quasi sopra allo spiazzo da cui erano fuggiti, e uno slargo nell'intrico di arbusti, di tronchi e cespugli glielo rivelò straordinariamente vicino in linea d'aria, un'ottantina di metri più in basso. Si fermarono a osservare e a riprendere il fiato.
   "Sono ancora lì" disse Lisa.
   "Sì, e lui si sta rialzando, mi pare". Stefano prese dalla bicicletta il binocolo per vedere meglio.
   L'uomo era seduto a terra e si teneva la testa con le mani, come si stesse riavendo da una sbronza. Lei, seduta accanto scomposta e sbrindellata, lo scuoteva urlandogli qualcosa che i ragazzi non riuscivano a capire. Attraverso il binocolo Stefano vide nel viso della donna e nei suoi gesti dei guizzi volgari di disprezzo, un odio beffardo e malvagio verso il compagno imbelle e dolorante che gliela resero ancor più disgustosa.
   "Fammi vedere" disse Lisa prendendogli il binocolo, ma pure lei fu invasa dallo stesso sentimento dell'amico.