Dopo la prima euforia rimasero quieti a farsi cullare dall'acqua, camminando o sedendo sui massi sommersi, provando a fare il morto sotto il sole obliquo e ormai pacificato dal tramonto. A poco a poco però, in quella calma liquida e frusciante, vennero colti da un sinuoso tremito, tenuissimo dapprima, che come un vortice invisibile e lento percorse i loro corpi dandogli un senso, già noto, di disagio. La sottile immissione d'acqua fresca dal fiume creava in effetti una corrente a spirale che, con l'acqua ritornata immobile, s'insinuava tagliente lungo tutto il bacino spostandosi pian piano verso il centro. Ma non fu solamente un fatto termico. Dapprima Lisa cominciò a guardarsi attorno come avvertendo degli occhi indiscreti che la spiassero attenti ed ostili. Poi anche Stefano si scosse, provando un disagio irrefrenabile e il pavido istinto ad occultare la propria nudità. Un movimento fra i cespugli lontani, forse causato da una folata di vento, altri rumori all'improvviso evidenti, gli fecero temere la vicinanza di estranei. Ma per quanto girassero lo sguardo, non una traccia di presenza umana turbava la pietraia attorno. E tuttavia quel gelo era divenuto intollerabile, un brivido continuo gli prendeva le labbra e la mascella, e la pelle si era fatta tesa ed ispida. Lisa, quasi spaventata dal vuoto circostante, si era portata accanto all'amico ed entrambi si abbracciavano tenendosi immersi fino al collo, attendendo con angoscia inesplicabile il momento propizio per uscire e rivestirsi in fretta. Ma il freddo fu più forte del timore e piano piano, quando i tremiti cominciarono a investirli per tutto il corpo, si fecero più vacui quei nemici immaginari, ombre mentali, mostri del vuoto, e rabbrividendo sonoramente, in un impeto di volontà si lanciarono fuori coprendosi alla bell'e meglio. Veloci e silenziosi tornarono alla tenda per finire di asciugarsi. |