Dinuovoc

   Di nuovo, col trascorrere degli attimi, si fece strada in loro l'ardita sensazione che il mondo intero e l'universo partecipassero di quel voluttuoso risveglio. Schiudendo le palpebre, infatti, fra i peli delle ciglia percepirono la luce obliqua del mattino che ormai penetrava nella stanza in lame dense di corpuscoli. E se distoglievano la mente dalle tranquille risonanze della carne, ecco che gli alberi invisibili di là dalle mura suonavano del chiasso degli uccelli. Un sole finalmente amico, datore di vita e di forza, doveva essersi alzato già da un po' sulla campagna e inconsapevolmente, con logica bizzarra e primitiva, gli venne da pensare che quella loro congiunzione mattutina, quel loro ridestarsi al desiderio e all'amore, fosse l'effetto, o ancor più sorprendentemente fosse la causa, addirittura, del nuovo comparire del sole.
   In tale confusione, mentre l'eccitazione dei corpi saliva, Stefano si portò sopra Lisa e senza uscire da lei la indusse a inginocchiarsi mantenendo la testa e le braccia appoggiate per terra, come fosse prostrata dinanzi a una divinità invisibile... Ma dei colpi alla porta interruppero bruscamente quel rito.
   "Sveglia, presto!" si udì la voce concitata di Antonia. "Viene mio marito con altre due persone, forse è la polizia. Sbrigatevi!"
   "Sì, va bene!" Stefano e Lisa erano rimasti come bloccati in quella buffa posizione amatoria: occhi sgranati e orecchie tese a sentire cosa mai potesse essere. Rapidamente si separarono, si misero qualcosa addosso e raccolte le poche cianfrusaglie sparse sul pavimento aprirono la porta.