Conlebic

   Con le biciclette per mano avanzavano lentamente a passi misurati, guardavano in giro, più spesso alzando gli occhi laddove i riflettori davano luce a bizzarri riccioli d'ombra. Al centro del ponte lo slargo in mezzo alle casupole faceva immaginare il nero umore che, freddo e interminabile, scorreva basso a rodere le pietre e a dissetare i ratti. Si fermarono un attimo: lì in mezzo dove il vento, incanalato sul fiume o mosso dai suoi gorghi, soffiava quasi sibilando fra le arcate del corridoio vasariano, uno spettacolo insolito li colse e li attirò verso il parapetto. Una luna piena enorme, sanguigna, saliva lenta e inarrestabile da dietro la basilica sul monte. Vincendo i brividi del vento e la sottile angoscia che, incomprensibilmente, quell'immagine gli insinuava nel cuore, rimasero a guardarla dei minuti sollevarsi nel cielo.
   Ripresero a camminare con l'intenzione di raggiungere la Piazza. Era oramai l'una di notte e gli unici rumori, oltre l'alito del vento sopra il fiume, erano quelli di qualche solitaria macchina che transitava sul lungarno. Si inoltrarono sotto basse volte, la cui oscurità era mitigata da squarci di un chiarore cupo, generato da fiochi lampioni. Odori di cibo, di bucato, di urina, accompagnavano i loro passi e né Lisa né Stefano, probabilmente, si sarebbero sentiti a loro agio a passare per quel luogo da soli. Ma così in compagnia, li pervase una quiete del corpo, una calma perfetta dei movimenti che, forse, non fossero stati ben svegli e coscienti, avrebbero imputato al sonno. Usciti dalle volte e fatti ancora una cinquantina di metri, improvviso gli si parò dinanzi l'arco enorme degli Uffizi, altissimo, percorso da nervi e scavato dagli angoli aguzzi, il cui intonaco increspato dai fumi e dall'acqua dava alle superfici un gonfiore vizzo di pergamena.
   Arrivarono in piazza e anch'essa era pressoché deserta, ma percorsa dalle statue, come una sorta di radura lapidaria dove le pietre e i marmi erano gli alberi e il sottobosco, e dove le selci squadrate erano l'erba di un prato dell'anima.
   Lisa indicò il gradone della loggia dei Lanzi. "Ci sediamo?"