Conagile

   Con agile rapporto da salita si gettarono nel vicolo frondoso ormai anch'esso ghermito dalla notte imminente. Le gambe sembravano muoversi da sole, freneticamente, d'un moto circolare inarrestabile che sdegnava gli ostacoli, i salti, le buche, le curve rischiose e improvvise. In pochi minuti percorsero diverse centinaia di metri, forse più di un chilometro, spingendo sui pedali con forza, con un accanimento ansioso che non gli faceva sentire la fatica e che gli impediva di pensare che forse, in fondo a quel sentiero agevole, avrebbero trovato solo una tenebra più fitta.
   Quando ormai le ultime luci del crepuscolo gli permettevano di distinguere poco più che le ombre delle cose, sbucarono in un'ampia concava radura, un grigio prato delimitato tutto intorno dal bosco, che occupava il pendìo antistante salendo verso destra e avvallandosi dall'altra parte. Il lato dove finiva il sentiero era percorso da un viottolo di sassi e zolle erbose su cui le ruote avrebbero fatto fatica a procedere. Scesi pertanto dalle biciclette, Stefano e Lisa presero istintivamente a destra e ricominciarono la salita a piedi ai margini dell'intrico vegetale dal quale erano appena usciti. Ma entrambi, a quell'ora tarda del giorno, avvertirono la necessità di una tregua.
   "Ci fermiamo qui?" propose Stefano.
   "Troviamo prima un posto per nasconderci".
   Decisero quindi di rientrare nel bosco e fra arbusti e cespugli di scoprire un luogo dove nessuno avrebbe potuto trovarli. Fatti pochi passi pervennero a una sorta di spiazzo, sgombro d'alberi ma invaso da una bassa vegetazione, che permetteva facilmente di occultarsi e che sembrava come scavato sul fianco del colle. Era di anguste dimensioni e da un lato, dove il terreno saliva, era chiuso da un gradino di roccia alto un paio di metri. Parve il luogo ideale.