Ciaolisa
"Ciao!" li salutò la bambina col solito sorriso di falsa ritrosia. "La mamma fa la lotta con Gigi, non li ha voluti i fiori".
"Ciao!" le rispose Lisa con un sorriso un po' velato. "Come ti chiami?"
"Lucilla, e tu?"
"Io Lisa, e lui è Stefano".
Lucilla allungò il braccio verso di loro mostrando fra le dita qualcosa che si agitava disperatamente.
"Guarda, ho acchiappato una lucertola. Adesso l'ammazzo" e rise a denti serrati sputacchiando saliva.
"E perché? Che ti ha fatto?" provò Stefano a distoglierla e a intenerirla. "Non vedi come è piccola?"
"Si muove". Ma Lucilla parve interdetta e all'improvviso scagliò in terra l'animale, seguendolo fuggire con lo sguardo, l'espressione schifata.
"Quanti anni hai?" le chiese Lisa cambiando discorso. La bimba le mostrò la mano con quattro dita allungate. "E abiti qua vicino?"
"Di là" fece Lucilla tendendo l'indice oltre la sommità del prato "ma la mattina sto da nonna, poi mamma mi riprende quando finisce di lavorare".
"E cosa fai dalla nonna?"
"Gioco con la bambola, strappo i fiori, do i pestatoni alle farfalle e alle lucertole".
"E il babbo che lavoro fa?" le chiese Stefano.
"E che ne so, sta con la zoccola!" rispose inaspettatamente Lucilla.
"E che sarebbe!?" insistette Stefano sgranando gli occhi.
"Bóh! La zoccola, no?"
I due ragazzi si guardarono sempre più increduli, quasi angosciati dall'automatica spontaneità di quelle risposte. Lucilla si era allontanata di qualche passo e stava pestando con accanimento dei fiorellini stenti, canticchiando qualcosa, una nenia, un canto natalizio all'apparenza.
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