Chelavre

   "Che l'avrebbe rifatto, che sarebbe ritornato". Il bottiglione era ormai quasi vuoto e la voce di Leonardo era sempre più debole, la sua testa sempre più pesante.
   "Se lo conosci devi denunciarlo" cercò di dirgli Stefano scuotendolo per una spalla. "Perché l'hai lasciato andare? Perché non hai fatto niente?"
   "Ho già tradito una volta il sacramento" replicò con un filo di voce "la punizione è stata terribile. Il male che ho commesso, il mio peccato, ha generato questo orrore. E' la mia condanna. Non posso tradire un'altra volta..." appoggiò la testa sul marmo e cadde in un sonno profondo che gli allentò la tensione del corpo.
   I due amici sentirono di trovarsi in una situazione senza sbocchi. Da una parte infatti la presenza di Leonardo li rendeva inquieti, gli induceva sospetti terribili; dall'altra l'idea di trascorrere ancora una notte all'aperto era altrettanto penosa e densa di paure.
   "Che facciamo?" chiese Lisa sottovoce.
   "Diamo un'occhiata alla casa".
   Nel corso della breve ispezione trovarono una stanza che poteva fare al caso loro. Praticamente vuota, tranne che per un piccolo armadio e un cassettone, aveva una porta che si apriva verso l'interno e una finestra da cui si poteva saltare fuori senza difficoltà.
   "Potremmo sistemarci qui" propose Stefano.
   "Pensi che sia sicura?"
   "Possiamo mettere i mobili davanti alla porta. Le persiane della finestra sono solide, e poi ci sono anche i vetri. Se qualcuno cerca di entrare lo sentiamo e ci si può difendere".
   "Chissà, magari è solo un poveraccio" sospirò Lisa.