Ceancora

   "C'è ancora molto?" chiese Lisa, cui tale senso di precaria sicurezza non aveva affatto assopito il disagio.
   "Un paio di fermate. Prepariamoci".
   L'appartamento era vuoto e silenzioso, densamente popolato d'ombre. Appoggiate le borse nella camera di Stefano, andarono in cucina senza sapere il motivo di quella loro azione, visto che fame non ne avevano.
   "Andiamo di là? Ci riposiamo un po'?" suggerì pertanto Stefano.
   "E poi?" replicò Lisa pensierosa. "Non era questo che volevamo prima di partire. Voglio dire: metterci insieme. Volevamo stare per conto nostro, dimostrare che si può essere autonomi".
   "E non ti senti autonoma con me?"
   "E tu?"
   "Con te sì, ma da solo mi sento perduto".
   "Vuoi dire che è possibile vivere insieme e sentirsi come se si vivesse da soli?"
   "Non so se è la stessa cosa, è solo che da quando sei con me mi sento infinitamente più libero di quando non ti conoscevo ancora. E' complicato da spiegare".
   C'era ben poco da spiegare, in effetti, ché ormai da tempo anche Lisa era perdutamente innamorata del suo amico. Sconvolta dagli eventi, nei giorni del viaggio non aveva mai cessato di pensare a lui come all'uomo col quale avrebbe diviso la vita nel futuro più immediato. Ma adesso, nella ragionevole calma del ritorno, l'angustiava riflettere che quell'attrazione che aveva sentito e che sentiva ancora fosse nata da una condizione di morte, da uno stato morboso della mente che l'aveva indotta a stordirsi nella carne.