Buttaron
Buttarono un telo per terra, si tolsero le magliette e si distesero a prendere il sole e a riposare. Erano incerti se fermarsi in quel posto per la notte oppure, visto che per i quindici successivi chilometri la strada in prevalenza scendeva, gettarsi giù per i tornanti e piantare la tenda più in basso. Era ancora il primo pomeriggio, le due passate da poco, e ci avrebbero pensato più tardi.
Dalla strada fino allora deserta venne il rumore di una macchina, poi niente, lo sbattere sordo di sportelli, una voce di bambina e delle urla di donna. Stefano si sollevò sui gomiti.
"Arriva gente".
Anche Lisa sollevò la testa. Dalla macchina parcheggiata sul ciglio della strada era scesa una giovane coppia con una bambina che già zompettava sul prato. La donna aveva dei capelli biondi innaturali, occhiali neri ed una gonna svolazzante a fiori; l'uomo vestiva una canottiera e dei pantaloni macchiati di calce. Si diressero verso un piccolo avvallamento, una sorta di buca giù sulla sinistra, e si distesero dietro un fitto cespuglio che li nascondeva dalla strada. La bambina, mandando grida selvagge, andò a saltellargli intorno.
La donna si volse indispettita: "Senti stellina, va' a giocare più in là e non rompere, eh!" gridò.
Lisa e Stefano si sentirono quasi feriti da quella rumorosa intromissione nella loro quiete. Sbuffando, anzi, Lisa si rinfilò la maglietta, si girò a pancia sotto e si rimise giù imbronciata. Stefano dapprima stette un po' a guardare la bambina, che aveva trovato una grossa pietra e la scagliava al suolo con forza, come volesse colpire qualcosa. Poi si ridistese anch'egli, affondando lo sguardo nell'abisso del cielo, catturando con gli occhi qualche altissimo uccello, corvo o rondine, e immaginandone l'ebbrezza.
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