Avremmod

   "Avremmo dovuto prendere quest'altra direzione" osservò Stefano leggermente rammaricato "qui non si sa più nemmeno dove siamo".
   "Effettivamente, in due giorni non abbiamo fatto altro che scappare" disse Lisa "m'ero quasi dimenticata che avessimo delle cartine".
   "E adesso che facciamo?"
   "Be', se siamo arrivati fin qui... Dopo tutto, a parte che non c'è nessuno e che abbiamo incontrato solo gente strana, non è brutto. Anche la temperatura si sopporta meglio".
   "Che dici, andiamo a vedere com'è l'albergo che ci ha detto il vecchio?"
   "Ma sì, l'idea di dormire in un letto ti dirò che in fondo non mi dispiace".
   Le nubi continuavano a vorticare attorno al disco del sole, sconvolte da un vento turbinoso di cui a terra non si avvertiva il benché minimo soffio. Nella luce diagonale del tramonto ormai vicino tutto continuava ad essere immobile, come fossilizzato in un'aria di vetro intrisa d'una luminosità rossastra, penetrata da quella vena gorgogliante d'acqua e tuttavia misteriosamente sterile. Raccolte le loro cose, Stefano e Lisa portarono le biciclette sulla strada e ripresero il viaggio.
   "Dopo tutto ci stiamo avvicinando all'autunno" osservò Lisa "prima o poi l'afa doveva pur finire".
   "Sì, mi stupisce però tutto questo silenzio. Non si vede un uccello, non si sente una cicala, non si muove una foglia, niente".
   "Dev'essere la calma che precede la pioggia".
   "Alla faccia della calma!" esclamò Stefano. "Qui sembra proprio che ogni forma di vita sia scomparsa, a parte gli alberi, la vegetazione".
   "E ti pare poco?"