Avoltein
"A volte, invece" osservò con amarezza Stefano "si fa l'amore come si prende una sbronza. Altre volte, che so, anche per mostrare spregiudicatezza, per non tirarsi indietro, andare fino in fondo".
Lisa era persuasa che l'amore avrebbe dovuto essere qualcosa di eccezionale. "L'amore fisico, intendo, il sesso. Oggi in pratica è un dovere, te lo impone la pubblicità, ti ci costringe la televisione. Si fa perché siamo condizionati a farlo, non perché ne abbiamo il desiderio. Se gli togliamo questo carattere di routine, io penso, acquisterebbe un significato nuovo, molto più completo. E poi" sbottò alla fine "questa storia che un uomo e una donna non possano essere amici senza che l'uno dei due non tenti prima o poi di portarsi a letto l'altro... insomma basta!"
"Almeno questo" osservai "non ha niente a che vedere con la televisione o con le industrie o con l'inquinamento: è sempre stato così".
"Ma oggi è quasi obbligatorio finire a letto" riprese con vigore Lisa "se dici di no sei fuori dal mondo; se poi cerchi di giustificare il tuo rifiuto con qualche motivazione diciamo ideale, allora passi proprio per un mentecatto".
"E' vero" annuì Stefano "c'è in giro una frenesia di consumo sessuale, di consumo dei corpi... Fare l'amore, secondo me, non è soltanto l'atto fisico di scopare, ha una dimensione intellettuale che lo rende in qualche modo sacro" la voce ebbe un leggero tremito nel pronunciare la parola "di una sacralità interiore" precisò, ma s'interruppe imbarazzato.
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