Attentac
"Attenta, ché può essere infetta!"
"Voglio vedere se può essere stato ieri. Sì, guarda! Vedi? Il sangue è solo in parte coagulato. E' una cosa recente". Lisa appariva come sollevata da quella scoperta.
"Magari pure noi li abbiamo spaventati" concluse Stefano anch'egli confortato da quelle tracce per altro inquietanti. "Dai, lascia lì la siringa e portiamo via 'sto pezzo di cellophane e il giornale".
Chinandosi a raccogliere l'involucro, Stefano si accorse che non era di una cassetta da mangianastri, ma da videocamera, di quelle cassette che si possono inserire nelle piccole telecamere portatili che i turisti sono soliti oramai sostituire alle tradizionali macchine fotografiche. Il giornale, invece, non era che una rivista pornografica e Stefano lo porse divertito all'amica. Tornando verso le biciclette, Lisa cominciò a guardarne alcune pagine con fare smaliziato, ma pian piano, scorrendo quelle lugubri immagini, il sorriso le si spense in un velo d'angoscia. Era una rivista straniera, scritta in inglese ma stampata in un luogo misterioso. E in ogni pagina, ossessivamente, le didascalie delle foto precisavano la veridicità dell'immagine. Il sesso vi si mostrava totalmente asservito a pulsioni di mortale violenza. Vi si mostravano corpi di donne, di uomini e bambini brutalizzati da truci aguzzini, rapporti bestiali, torture, uccisioni. Una serie di foto, in particolare, colpì Lisa alle ginocchia, togliendole quasi la forza di restare in piedi. Come inebetita porse il giornale all'amico.
Erano una quindicina di immagini dalla qualità scadente disposte su tre o quattro pagine. Una sorta di muto, terribile fotoromanzo in cui era mostrata l'uccisione di una donna da parte di un assassino incappucciato. Ed anche in quel caso il testo affiancato alle foto, che risultavano come velate da uno schermo, assicurava sul reale compimento di quel crimine. Nel giardino di una villa, una giovane donna mezzo svestita era aggredita da un uomo con la testa infilata in una calza. Costui la picchiava selvaggiamente, poi minacciandola con una pistola la costringeva a congiungersi con lui in vari modi. Infine le puntava l'arma alla nuca e faceva fuoco. Nelle ultime due immagini l'orrore si aggiungeva all'orrore: non soddisfatto del crimine già consumato, l'assassino estraeva un lungo coltello e colpiva più volte il corpo offeso della donna.
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