Arrivati

   Arrivati di sotto, Lisa e Stefano decisero di fare un pezzo di strada insieme, almeno fino in centro. Il fresco della notte era acuito da un alito di brezza, quasi il respiro irregolare di uno spettro che a brevi folate spazzava lo stradone. A quell'ora c'erano ormai poche macchine, e i camion per il lavaggio delle strade, col loro cieco meccanico urlare, erano l'unica viva presenza nella desolazione della notte. Lisa si sistemò a tracolla la borsetta e partirono verso casa. Dopo qualche minuto, con un leggero fiatone e un po' accaldati, erano già sotto porta San Frediano fermi al semaforo.
   "Giriamo qui?" chiese Stefano.
   "Passiamo a Ponte Vecchio".
   Proseguirono per la strada più stretta e sconnessa che li portava nel cuore della città. Qualche rara macchina, di tanto in tanto, li costringeva a mettersi l'uno dietro l'altro e a rasentare il marciapiede. A un certo punto i sampietrini minuti e talvolta divelti diedero luogo a grandi pietre regolari, lisce, gelate e scivolose all'apparenza, poiché l'uso le aveva talmente levigate che le scarse luci bianche o gialle dei lampioni vi si riflettevano e strani bagliori colpivano l'occhio. Ai lati le facciate dei palazzi avanzavano dall'ombra: colonne, portali, cornici, inferriate rigonfie, un intrico di guizzi balenanti che davano a quelle pietre corrose, ai metalli incrostati, ai legni polverosi un movimento cupo, una vita sinistra che tuttavia non atterriva l'animo, ma l'attirava ed anzi lo placava perdendolo nelle cavità di quei labirinti.
   In Borgo San Jacopo il giorno artificiale, le insegne colorate e i lampioni più fitti tornarono a ferire le pupille. I due ragazzi rallentarono sensibilmente e i lisci capelli di Lisa, non più sollevati dall'aria in movimento, si riabbassarono a coprirle gli orecchini. Erano arrivati. Scesero, e a piedi imboccarono il ponte. Durante il tragitto si erano scambiati sì e no cinque frasi, e anche adesso camminavano in silenzio, respirando profondamente, senza alcun imbarazzo per l'assenza di parole. A quell'ora notturna anche il ponte era pressoché deserto: a vegliarlo, solo la danza inesplicabile dei pipistrelli.