Aquellad

   A quella domanda Lisa ridivenne seria. Il pensiero della solitudine scese a velarle gli occhi e un interno disagio, per un poco, la lasciò senza parole. L'ipotesi che a salvarli fosse stato l'amore, la magia dell'unione del suo corpo con quello dell'amico, per quanto irragionevole e bizzarra era l'unica a darle conforto in quel momento, la sola che, nel tumulto dei ricordi e delle angosce, desse un minimo senso a quanto era passato. Prese a distrarsi ed a guardare altrove, cercando di nascondere all'amico lo sforzo di non piangere.
   Stefano dal canto suo, che pure rigettava in apparenza l'ipotesi fantastica di Lisa, che rimaneva ancorato agli eventi visibili e ai fatti, provava anch'egli un turbamento interiore, un vero e proprio smarrimento del cuore solo a pensare che nei giorni a venire avrebbe dovuto fare a meno della donna amata. Sentiva oscuramente, con un brivido nell'anima, che, incapace di opporsi, sarebbe stato sopraffatto dal mondo, e solo la presenza assidua dell'amica avrebbe potuto salvarlo dall'angosciosa confusione che lo stava assalendo. La cicatrice interiore che ancora lo marchiava tornò invisibilmente a sanguinare, e gli parve con orrore che il suo essere, il suo stesso esistere, andasse a poco a poco dissolvendosi in un abisso vorticoso d'atomi, in un'assenza spaventosa e muta.