Apocoapo

   A poco a poco in quei giorni le generose convinzioni che avevano spinto Lisa e Stefano a ricercare un sollievo in Arcadia si erano come sciolte e combuste, e il vuoto che era rimasto nel loro animo risuonava di stridori e di passi, senza che un volto o un'astratta geometria venisse a dare parvenza a quei suoni. Così la comparsa del vecchio Martino produsse in loro come un tonfo, un turbamento rapidissimo e passeggero che tuttavia fu sufficiente a ammutolirli accrescendo il miscuglio informe dei sentimenti. Per un attimo il vecchio sembrò non riconoscerli e rimase a guardare Stefano cercando di metterne a fuoco l'immagine. Poi, all'avvicinarsi di Lisa in bicicletta, dilatò gli occhi e parve ricordare, muovendo le rughe del volto a un cordiale sorriso.
   "Oh!" esclamò. "E' il Signore che vi manda! E' Dio onnipotente che vi ha mosso i cuori! Aspettate, che scendo ad aprirvi".
   Appoggiate le biciclette al muro, Stefano e Lisa restarono a guardarsi perplessi, mano nella mano, senza dire nulla. Allo scatto della serratura del portone atteggiarono un mesto sorriso e, dopo aver scambiato qualche saluto col vecchio, lo seguirono su per le buie scale.
   "Visto che ha piovuto?" disse Martino allegramente. "L'avete poi trovato l'albergo? Non è male, m'hanno detto".
   "Be', no" rispose Lisa imbarazzata.
   Stefano non sapeva dove guardare. "Ce l'ha un telefono?" chiese con un sottile affanno. "Dobbiamo chiamare la polizia".
   "Oh Signore! Che vi è successo?"