Andiamoa
"Andiamo a metterci laggiù sotto la parete" suggerì Lisa "ho l'impressione che si alzerà un bel vento".
Le nubi infatti vorticavano sempre più basse e, benché fossero ormai quasi invisibili, nel silenzio profondo di quel cielo senza luna sembrava di sentirne il tumulto e il sordo rimbombo di valanga. L'afa dei giorni passati era del tutto sparita ed al suo posto, nell'aria settembrina e crepuscolare, si coglieva un'attesa fervida. Con qualche disagio, aprendosi dei varchi faticosi fra gli arbusti, giunsero infine alla base del gradino e, frugando dietro agli alti cespugli a trovarvi dove stendere un giaciglio, scoprirono al centro della parete, scavata nella roccia e nella terra, un'apertura dalla forma quasi regolare, una rozza entrata alta poco più di un metro e larga poco meno.
Stefano tirò fuori dalla borsa una piccola torcia elettrica e s'infilò senza indugiare in quell'angusto pertugio artificiale, seguito a neanche un passo di distanza dall'amica. Curvi e quasi carponi, si ritrovarono a percorrere un breve dritto corridoio di tre o quattro metri, per poi sbucare in un ambiente più vasto che la debole luce della torcia non riusciva a rischiarare in modo da comprenderne dimensioni e fattezze. Provando cautamente a rialzarsi, videro comunque che il soffitto era più alto di loro e, spostandosi un poco, che le pareti erano piene di nicchiette orizzontali dalla forma di rozzi rettangoli, con i lati sbreccati dal tempo e dall'incuria.
"Portiamo dentro le bici e nascondiamoci qui" suggerì Lisa "chi potrebbe trovarci qua dentro?"
"Ci passeranno?"
"Proviamo, no?" la voce di Lisa risuonò dal cunicolo entro cui s'era di già infilata.
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