Accident "Accidenti! Ci vengono dietro".
"Dici che ci hanno visti?" domandò Lisa.
"Ci avrebbe sparato subito".
"Comunque ho paura: scappiamo!"
Riposero il binocolo, riafferrarono le biciclette e
penetrarono con decisione nella cesposa oscurità del
bosco. La notte, in ampi vortici di tenebra, s'avvicinava
intanto e si abbassava con un tumulto di nubi. Il sole
era scomparso e la boscaglia, nell'intrico nodoso di
legni e oscure linfe, rendeva ancor più buia
quell'ultima agonia del giorno. A pochi passi dal
sentiero la grigia luce era così schermata dal viluppo
di chiome che non si distingueva nient'altro che ritorte
larve vegetali e l'ombra nera di ruvide cortecce.
Nell'arrancare in quella selva ignota Stefano e Lisa
furono afferrati da una fredda angoscia, non tanto per
gli inseguitori che sapevano ancora lontani, quanto per
la sensazione di trovarsi a vagare, con pena e con
fatica, in un ostile labirinto del quale non riuscivano a
immaginare la misteriosa geografia. Non era ciò che
avevano dietro a spaventarli, ma ciò che li aspettava in
fondo a quel solco inciso nel bosco. Fermandosi talvolta
a prendere fiato il rumore del cuore pulsante era a
momenti interrotto da un chiasso discontinuo e sordo che
proveniva dal fitto della macchia, dal muoversi fra i
rami di silenziosi uccelli, dallo strisciare d'invisibili
serpi o d'altri rettili, dal correre dei topi fra le
radici. Il dolore della fuga, l'assurdità o forse il
mistero di quell'errare verso una meta incognita, a poco
a poco apparvero come un'inspiegabile penitenza,
l'espiazione penosa e feroce di un peccato del quale non
avevano coscienza. "Perché? Per cosa?"
ripetevano a se stessi, ma l'asprezza del cammino e la
stanchezza del corpo gli impediva di soffermarsi a
ricercare cause.
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