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Folgore da San Gimignano

Sonetti dei mesi

Biblioteca Classica Uroboro

a cura di Paolo Pettinari
Edizioni Mediateca - 2001

 

Fonti

Marti M. (a cura), Poeti giocosi del tempo di Dante", Milano, Rizzoli, 1956.
Vitale M. (a cura), Rimatori comico-realistici del Due e Trecento, Torino, Utet, 1956.
Contini G. (a cura), Poeti del Duecento, Milano-Napoli, Ricciardi, 1961.
Folgore da San Gimignano, Sonetti, a cura di G.Caravaggi, Torino, Einaudi, 1965.
 

L'autore

Folgóre da San Gimignano (ca.1270 - ca.1330) scrisse, oltre a questa corona sui mesi dell'anno, un'altra corona di sonetti sui giorni della settimana; cinque sonetti per l'armamento di un nuovo cavaliere; altri sonetti, alcuni dei quali di dubbia attribuzione, di argomento politico: contro i ghibellini e per lamentarsi delle discordie dei guelfi.
 

Il testo

I testi di Folgore sono uno degli esempi più alti di poesia come attività ludica. Per certi versi lontanissimi dalla nostra sensibilità, ma anche da quella del quasi contemporaneo S.Francesco (evidentemente nessuno della compagnia di giovani era vegetariano e men che meno animalista), i "Sonetti dei mesi" rappresentano anzitutto un tentativo di razionalizzare, e quindi esorcizzare, lo scorrere del tempo. Uomini e cose appaiono reali, si descrivono azioni usuali, si elencano oggetti comuni, le azioni sono sempre concrete, ma tutto è proiettato in una dimensione temporale iterativa (il ciclo naturale dei mesi e delle stagioni) che condanna questo universo rutilante di colori, di suoni e di sapori ad una precaria eternità, tutta umana e quindi verosimilmente provvisoria. In questa temporalità circolare, che dal nostro punto di vista è una dimensione atemporale, perché si ripete all'infinito, le persone reali diventano sineddochi (i singoli destinatari starebbero a rappresentare la classe dei cavalieri) e le azioni diventano prescrizioni, regole di un gioco: l'imperativo è piuttosto frequente, e ancor di più lo è l'infinito, a cui potremmo attribuire un valore di ottativo o ancora di imperativo. Ecco allora che le feste, le cacce, i tornei, e persino gli amori e le sbronze appaiono regolati da sottili codici che ne fissano l'esecuzione, prescrivendone il tempo (secondo il ritmo naturale dell'anno) e le modalità. E allora: che le stragi di animali si facciano a febbraio e a marzo, ma non da aprile a giugno; che normalmente ci si limiti all'amor cortese, ma a maggio ci si abbandoni pure all'amor sensuale; che si mangi e si beva in abbondanza, ma ciascuno rimanga "fermo e saldo". Prendendo spunto dai dati reali e fissandoli nella struttura chiusa della corona, questi sonetti pertanto si trasformano in paradigmi. Scrivendoli, Folgore ha giocato con la lingua e con la retorica per ottenere l'effetto desiderato: "delectando docere"; leggendoli o ascoltandoli, i giovani dedicatari hanno giocato con la propria vita, simulandone alcuni momenti e ricapitolandone le regole essenziali. [PP]

 

[Prologo]

A la brigata nobele e cortese
en tutte quelle parte, dove sono
con allegrezza stando, sempre dono
cani, uccelli e danari per ispese,

ronzin portanti, quaglie a volo prese,
bracchi levar, correr veltri a bandono:
in questo regno Niccolò corono,
per ch'ell'è 'l fior de la città sanese;

Tengoccio e Min di Tengo ed Ancaiano,
Bartolo con Mugàvero e Fainotto,
che paiono figliuoi del re Priàno,

prodi e cortesi più che Lancilotto;
se bisognasse, con le lance in mano
fariano tarneamenti a Camelotto.

[Alla brigata nobile e cortese, dovunque se ne stia in allegria, donerò sempre cani, uccelli e denari per il mangiare, buoni cavalli, quaglie prese al volo, e il divertimento di liberare i bracchi e di far correre i veltri in libertà. Di questo regno do la corana a Niccolò di Nigi, perché egli è il fiore della città di Siena; e poi Tengoccio de' Tolomei, Mino di Tengo, Ancaiano, Bartolo, Mogavero del Balza e Fainotto Squarcialupi, che sembrano figli del re Priamo, prodi e cortesi più di Lancillotto, se fosse necessario andrebbero con le lance in mano a fare tornei a Camelot.]

 

1. Di gennaio

I' doto voi, nel mese de gennaio,
corte con fochi di salette accese,
camer' e letta d'ogni bello arnese,
lenzuol' de seta e copertoi di vaio,

tregèa, confetti e mescere a razzaio,
vestiti di doagio e di rascese:
e 'n questo modo star a le defese,
mova scirocco, garbino e rovaio.

Uscir di for alcuna volta il giorno,
gittando de la neve bella e bianca
a le donzelle che staran da torno;

e quando fosse la compagna stanca,
a questa corte faciase retorno:
e si riposi la brigata franca.

[Nel mese di gennaio vi regalo una festa con fuochi di sale secche che bruciano, camere e letti con gli oggetti più belli, lenzuola di seta e coperte di vaio, confettura di frutta, dolci e vino tenuto al fresco, vestiti di seta di Douai e di lana di Arras; e in questo modo possiate ripararvi sia che soffi lo scirocco o il libeccio o la tramontana. Possiate uscir fuori qualche volta durante il giorno, a tirare palle di neve bella e bianca alle donzelle che staranno attorno; e quando la compagnia fosse stanca, si faccia ritorno alla festa e la cortese brigata si riposi.]

 

2. Di febbraio

E de febbrai' vi dono bella caccia
di cervi, di cavrioli e di cinghiari,
corte gonnelle, e grossi calzari,
e compagnia che ve deletti e piaccia;

can da guinzagli e segugi da traccia,
e le borse fornite di danari,
ad onta degli scarsi e degli avari,
o di chi 'n questo vi dà briga e 'mpaccia.

E la sera tornar co' vostri fanti
carcati de la molta salvaggina,
avendo gioia ed allegrezza e canti;

far trar del vino e fumar la cucina,
e fin al primo sonno star razzanti:
e po' posare 'infin alla mattina.

[E a febbraio vi regalo una bella caccia di cervi, di caprioli e di cinghiali, corti vestiti e scarpe robuste, e una compagnia che vi diletti e vi piaccia; cani da guinzaglio e segugi da traccia, e le borse fornite di denari, alla faccia di chi ne ha pochi o di chi è avaro, o di chi per il denaro vi dà noia e tormento. E la sera possiate tornare coi vostri servitori carichi della molta selvaggina, e divertendovi in allegria con canti; far portare del vino e fumar la cucina, e fino al primo sonno possiate starvene brilli, e poi dormire fino alla mattina.]

 

3. Di marzo

Di marzo sì vi do una pischiera
d'anguille, trote, lamprede e salmoni,
di dèntici, dalfini e storioni,
d'ogn'altro pesce in tutta la rivera;

con pescatori e navicelle a schiera
e barche, saettìe e galeoni,
le qual ve portino a tutte stagioni
a qual porto vi piace la primera:

che sia fornito de molti palazzi,
d'ogn'altra cosa che ve sie mestero,
e gente v'abbia de tutti sollazzi.

Chiesia non v'abbia mai né monastero;
lassate predicar i preti pazzi,
ch'hanno troppe bugie e poco vero.

[A marzo vi do una peschiera con anguille, trote, lamprede, salmoni, dentici, delfini, storioni e ogni altro pesce che vive lungo tutto il fiume; con pescatori e navicelle schierate, barche, saettìe e galeoni, che vi portino ad ogni stagione e nel modo più rapido in quel porto che più vi piace, che sia contornato da molti palazzi, che abbia tutto quanto sia a voi necessario e che per la gente vi sia ogni tipo di divertimento. Non vi sia alcuna chiesa o monastero: lasciate predicare i preti pazzi, che dicono troppe bugie e poco vero.]

 

4. D'aprile

D'april vi dono la gentil campagna
tutta fiorita di bell'erba fresca:
fontane d'acqua che non vi rincresca,
donn'e donzelle per vostra compagna,

ambianti palafren, destrier di Spagna
e gente costumata a la francesca;
cantar, danzar a la provenzalesca
con instrumenti novi d'Alemagna.

E da torno vi sia molti giardini
e giacchito vi sia ogni persona:
ciascun con reverenza adori e 'nchini

a quel gentil, c'ho dato la corona
de pietre preziose, le più fini
c'ha 'l presto Gianni e 'l re de Babilona.

[Ad aprile vi dono la campagna gentile tutta fiorita di bell'erba fresca, fontane d'acqua che non vi dispiaccia, donne e donzelle per vostra compagnia, cavalli dal passo rapido, destrieri di Spagna, e gente educata alla francese, canti e danze alla maniera provenzale, con nuovi strumenti di Germania. E intorno vi siano molti giardini e ogni persona sia deferente: ciascuno onori con la riverenza e si inchini dinanzi a quel gentile a cui ho dato la corona di pietre preziose, più fini di quelle che ha il prete Gianni o il re di Babilonia.]

 

5. Di maggio

Di maggio sì vi do molti cavagli
e tutti quanti siano affrenatori,
portanti tutti, dritti corritori;
pettorali, testere de sonagli,

bandère con coverte a molti 'ntagli
di zendadi e di tutti li colori;
le targhe a modo degli armeggiatori;
viuole, rose, fior, ch'ogn'om abbagli;

e rompere e fiaccar bigordi e lance,
e piover da finestre e da balconi
en giù ghirlande, e 'n su melerance;

e pulzellette gioveni e garzoni
baciarsi ne la bocca e ne le guance:
d'amor e di goder vi si ragioni.

[A maggio vi do molti cavalli docili al freno, veloci e che corrano diritti, con pettorali e testiere dotate di sonagli, con bandiere e gualdrappe di zendado ricamate e di tutti i colori; gli scudi al modo dei giostratori, con viole, rose e fiori che abbaglino tutti; e rompere e piegare aste e lance, e piovere ghirlande da finestre e balconi in cambio di melarance; e ragazzette e ragazzi baciarsi sulla bocca e sulle guance: si parli solo d'amore e di piacere.]

 

6. Di giugno

Di giugno dovvi una montagnetta
coverta di bellissimi arboscelli,
con trenta ville e dodici castelli,
che sian entorno ad una cittadetta,

ch'abbia nel mezzo una soa fontanetta
e faccia mille rami e fiumicelli,
ferendo per giardin e praticelli
e rinfrescando la menuta erbetta.

Aranci e cedri, dàttili e lumie
e tutte l'altre frutte savorose
empergolate siano per le vie;

e le gente vi sian tutte amorose
e faccianvisi tante cortesie,
ch'a tutto 'l mondo siano graziose.

[A giugno vi do una collina coperta di bellissimi alberelli, con trenta ville e dodici castelli, che stiano intorno a una piccola città; che abbia nel mezzo una sorgente da cui partano mille rivoli e fiumicelli, irrigando giardini e praticelli e rinfrescando la piccola erbetta. Arance, cedri, datteri e lumie e tutti gli altri frutti saporiti siano posti a pergola lungo le vie; e tutte le persone siano ispirate da amore e facciano così tante cortesie che risultino a tutti gradite.]

 

7. Di luglio

Di luglio en Siena su la saliciata,
con le piene enghestare de tribbiani,
ne le cantine li ghiacci vaiani;
e mane e sera mangiar in brigata

di quella gelatina ismisurata,
istarne roste, giovene fagiani,
lessi capponi, capretti sovrani
e cui piacesse, manza con l'agliata.

Ed ine trar bon tempo e bona vita,
e non andar de for per questo caldo;
vestir zendadi di bella partita;

e quando godi, star pur fermo e saldo,
e sempre aver la tavola fornita:
e non voler la moglie per gastaldo.

[A luglio sulla via selciata che a Siena circonda il Campo con le caraffe piene di trebbiano, e piene di vini rossi freschi nelle cantine; dalla mattina alla sera possiate mangiare in compagnia una gran quantità di cibi freddi, starne arrostite, giovani fagiani, capponi lessi, ottimi capretti e, a chi piace, manzo in salsa d'aglio. E ricavarne divertimento e piacere, e non uscire per il gran caldo; possiate indossare stoffe di zendado di buona qualità, e durante questi divertimenti mantenervi fermi e misurati, e aver sempre la tavola fornita, e non aver la moglie come amministratrice.]

 

8. D'agosto

D'agosto sì vi do trenta castella
in una valle d'alpe montanina,
che non vi possa vento de marina,
per istar sani, chiari come stella;

e palafreni de montare 'n sella
e cavalcar la sera e la mattina:
e l'una terra a l'altra sia vicina,
ch'un miglio sia la vostra giornatella,

tornando tuttavia inverso casa;
e per la valle corra una fiumana,
che vada notte e dì traente e rasa;

e star nel fresco tutta meriggiana,
la vostra borsa sempre a bocca pasa,
per la miglior vivanda di Toscana.

[In agosto vi do trenta castelli in una valle racchiusa fra i monti, dove non arrivi il vento del mare, per mantenervi sani e chiari come una stella; e cavalli per montarvi in sella e cavalcare la sera e la mattina, e ogni città sia vicino all'altra in modo che la vostra tappa sia solo di un miglio, e vi permetta di andare e di tornare a casa; e per la valle scorra un fiume che vada notte e giorno rapido e ricco d'acqua, e possiate stare al fresco tutto il pomeriggio. La vostra borsa sia sempre a bocca aperta per le migliori vivande di Toscana.]

 

9. Di settembre

Di settembre vi do deletti tanti:
falconi, astori, smerletti, sparvieri;
lunghe, gherbegli, geti con carnieri,
bracchetti con sonagli, pasto e guanti;

bolze, balestre dritt'e ben portanti,
archi, strali, ballotte e ballottieri,
sianvi mudati guilfanghi ed astieri
nidaci e di tutt'altri uccel volanti,

che fosser boni da snidar e prendere:
e l'un e l'altro tuttavia donando,
e possasi rubar e non contendere;

quando con altra gente rencontrando,
la vostra borsa si' acconcia a spendere
e 'n tutto abbiate l'avarizia en bando.

[A settembre vi do i seguenti diletti: falconi, astori, smerli, sparvieri; lacci e legacci per le loro zampe (lunghe, gherbegli e geti), carnieri, cani da caccia con sonagli, cibo per i falconi e guanti per tenerli sul braccio; frecce a capocchia grossa, balestre dritte e con una buona portata, archi, strali, pallottole da balestra con la loro custodia. Falchi grifagni, astori nati in gabbia e tutti gli altri uccelli abbiano già mutato le piume e siano capaci di snidare le prede e cacciare, restando tuttavia generosi l'un con l'altro, così da rubarsi le prede ma senza litigare. Quando vi incontrate con altri, la vostra borsa sia disposta a spendere, e l'avarizia mettetela assolutamente al bando.]

 

10. D'ottobre

Di ottobre nel contà c'ha buono stallo,
e' pregovi, figliuoi, che voi n'andate;
traetevi bon tempo ed uccellate
come vi piace, a piè ed a cavallo.

La sera per la sala andate a ballo,
e bevete del mosto ed inebriate,
ché non ci ha miglior vita, en veritate:
e questo è vero come 'l fiorin giallo.

E poscia vi levate la mattina,
e lavativ'el viso con le mani;
lo rosto e 'l vino è bona medicina.

A le guagnele, starete più sani,
ca pesce in lag' o fiume o in marina,
avendo meglior vita di cristiani!

[A ottobre, figlioli, vi prego di andare nel contado che offre buona dimora, passateci buon tempo ed andate a caccia di uccelli come più vi piace, a piedi e a cavallo. La sera nella sala ballate, bevete del mosto ed inebriatevi, ché in verità non c'è vita migliore: e questo è vero come sono veri i fiorini d'oro. E poi alzatevi la mattina e lavatevi la faccia con le mani; l'arrosto e il vino son buona medicina. Lo dico sui vangeli: starete più sani di un pesce nel lago o nel fiume o nel mare, vivendo la migliore delle vite concesse agli uomini!]

 

11. Di novembre

E di novembre a Petriuolo al bagno,
con trenta muli carchi de moneta:
la ruga sia tutta coverta a seta;
coppe d'argento, bottacci di stagno:

e dar a tutti stazzonier guadagno;
torchi, doppier che vegnan di Chiareta;
confetti con cedrata de Gaeta;
e béa ciascun e conforti 'l compagno.

E 'l freddo vi sia grande e 'l foco spesso;
fagiani, starne, colombi, mortiti,
levori, cavrioli rosto e lesso:

e sempre aver acconci gli appetiti;
la notte 'l vento, 'l piover a ciel messo:
e siate ne le letta ben forniti.

[E a novembre alle terme di Petriolo, con trenta muli carichi di monete: la strada sia tutta coperta di seta; coppe d'argento, fiaschi di stagno: e possiate far guadagnare tutti i bottegai; lumi semplici e doppi che vengan da Chiareta (?); dolci e confettura di cedri da Gaeta; e ciascuno beva e conforti il compagno. E il freddo sia grande e il fuoco alto; fagiani, starne, colombi, manicaretti vari, lepri, caprioli, arrosto e lessi; e possiate aver l'appetito sempre pronto; la notte vento e pioggia di continuo, per cui i vostri letti siano ben forniti di coperte.]

 

12. Di decembre

E di decembre una città in piano:
sale terrene, grandissimi fochi,
tappeti tesi, tavolier e giochi,
torticci accesi, star co' dadi en mano,

e l'oste inebriato e catellano,
e porci morti e finissimi cochi,
ghiotti morselli, ciascun béa e mandochi:
le botte sian maggior che San Galgano.

E siate ben vestiti e foderati
di guarnacche, tabarri e di mantegli
e di cappucci fini e smesurati;

e beffe far de' tristi cattivegli,
de' miseri dolenti sciagurati
avari: non vogliate usar con egli.

[E a dicembre una città in pianura: sale a piano terra, grandissimi fuochi, tappeti tesi, tavoli e giochi da farvi sopra, grosse candele accese, voi che state con i dadi in mano, e l'oste inebriato e goloso, e maiali morti e finissimi cuochi, ghiotti bocconi: ciascuno beva e mangi, e le botti siano più grandi dell'abbazia di San Galgano. E siate ben vestiti e foderati con guarnacche, tabarri e mantelli e cappucci fini e abbondanti; e possiate farvi beffe degli avari tristi infelici miseri dolenti e sciagurati: non abbiate nulla in comune con loro.]

 

La conclusione

Sonetto mio, a Niccolò di Nisi,
colui ch'è pien di tutta gentilezza,
di' da mia parte con molt'allegrezza
che eo so acconcio a tutti soi servisi;

e più m'è caro che non val Parisi,
d'avere sua amistade e contezza:
se ello avesse emperial ricchezza,
stare' lì me' che San Francesco en Sisi.

Raccomendame e lui tutta fiata
ed a la so' compagna ed Ancaiano,
ché senza lui non è lieta brigata.

Folgore vostro da San Giminiano
vi manda, dice e fa questa ambasciata:
che voi n'andaste con su' cor en mano.

[Sonetto mio, a Niccolò di Nigi, persona piena di ogni gentilezza, di' da parte mia con molta allegrezza, che sono pronto a tutti i suoi comandi; e che mi stanno più a cuore la sua amicizia e intimità di quanto valga la città di Parigi; e se egli avesse la ricchezza di un imperatore, gli si converrebbe come la basilica di San Francesco si conviene ad Assisi. Raccomandami sempre a lui, alla sua compagnia e ad Ancaiano, senza il quale non c'è lieta brigata. Il vostro Folgòre da San Gimignano vi manda, vi dice e vi fa questa ambasciata: andate pure, il suo cuore sarà sempre con voi.]

[Traduzioni esplicative a cura della redazione.]

 

[da: Uroboro 2, Campi Bisenzio, Edizioni Mediateca, 1995.]


 
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